La storia di Eric Liddell

Eric LiddellSport e religione. Non sempre è un connubio vin­cente. C'è la fede che spinge l'atleta oltre i suoi limiti. E una fede, troppo grande, per ricorrere a compromessi. Confessioni religiose che hanno ad­dirittura ispirata la nascita di nuovi sport. Come il basket e la pallavolo, due discipline promosse ne­gli Stati Uniti nell'800 dall Young Men Christian Association per la loro valenza educativa. L'osser­vanza rigida dei dettami del protestantesimo, co­me la sacralità del " giorno del Signore ", ha addi­rittura condizionato i ritmi di gioco: Una legge in­trodotta negli Usa, rimasta in vigore fino al 1920, stabiliva che gli incontri di baseball professionisti­co non potessero disputarsi la domenica.
la Sfida - é in questo contesto che si colloca la fantastica storia di Eric Liddell, il velocista scoz­zese che all'Olimpiade di Parigi 1924 avrebbe dovuto sfidare l'inglese Harold Abrahams per il titolo dei 100, ma che vi rinunciò per i 400 quando scoprì che le batterie si sarebbero corse la domenica.
Ovviamente riuscì a vincere l'oro sul gi­ro di pista. La storia dei due velocisti inglese, entrambi studenti universitari, ispirò nel 1981 il film Momenti di Gloria. La pel­licola di Hugh Hudson ricevette ben sette nomina­tion vincendo quattro premi Oscar. Ancora oggi quel film è ricordato per la famosa colonna sono­ra del greco Vangelis, ancora oggi un vero e pro­prio inno allo sport le cui note accompagnano ogni anno la partenze dei maratoneti a New York.
Liddell era un fervente cristiano che interpretava la corsa come un omaggio alla gran­dezza di Dio. Abrahams, invece, era figlio di un ricco uomo d'affari ebreo e utilizzava i successi nella corsa per scalare la società aristocratica di Cambridge. Nato in Cina dove rimase fino all'età di cinque anni, il papà di Eric, di fede "congrega­zionalista", era impegnato in Asia come missiona­rio. Una volta in Scozia fu selezionato già a 15 an­ni nella squadra di cricket del collegio e più tardi trovò un posto anche in quella di rugby, dove raggiunse an­che la nazionale. Prima di mostrare tutto il suo talento in pista come velocista. Nel 1921 vinse la prima doppiet­ta su 110 e 220 yards ai cam­pionati scozzesi. Che ripetè due anni dopo, alla vigilia dell'Olimpiade, in occa­sione dei campionati Inglesi.
Favorito - Per i Giochi era appunto favorito per il titolo proprio sulle due distanze brevi, 100 e 200 metri. Per il titolo dello sprint breve candidato al­l'oro era anche Abrahams. Ma alla vigilia dell'ap­puntamento olimpico, Liddell scoprì che le batte­rie dei 100 si svolgevano la domenica. Quindi de­cise di cambiar distanza e presentarsi sui 400 no­nostante la sua esperienza sul giro di pista fosse scarsa.
Mentre Abrahams riuscì a laurearsi cam­pione olimpico e primo sprinter bianco a vincere l'oro ai Giochi (10"6 il suo crono), l'attenzione del­la squadra inglese era tutta per Liddell e i suoi 400. Secondo i selezionatori della squadra per lui era praticamente impossibile vincere visto che proveniva dallo sprint puro. Ma l' 11 luglio del 1924 riuscì nell'impresa tagliando per primo il tra­guardo in 47"3/5. A quei Giochi conquistò anche il bronzo sui 200 (Abrahamas invece fu solo sesto).
L'anno dopo l'exploit allo stadio parigino di Colombes, Liddell tornò in Cina per fare il missionario come suo padre. Dove morì nel 1945, prigionierio dei giapponesi in un campo di di internamento. Ancora oggi alcuni statistici cinesi attribuiscono a Liddell il primo oro della Cina al­l'Olimpiade.
di Franco Fava
Corriere dello Sport Venerdì 18 Dicembre 2009


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