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giovedì 24 settembre 2009

Diego, un tesoro in casa della Juve

Ha ragione Jean Claude Blanc: se la Juve avesse portato alle lunghe la trattativa con il Werder Brema per Diego, avrebbe pagato il giocatore il doppio.
Op­pure avrebbe rischiato addirittura di per­derlo. Invece con "soli" 24,5 milio­ni di euro il bra­siliano si è trasfe­rito alla Juventus dove in poche battute e nono­stante qualche problema fisico, si è imposto al­l'attenzione generale guidando la squadra al rabbioso avvio di stagione.
Diego a li­vello tecnico vale Cristiano Ronaldo, Ibra­himovic e Kakà - i grandi colpi del merca­to 2009 - ma è stato pagato quasi quattro volte meno del portoghese (che oltretutto, come Ibra a Barcellona, ancora non si è ambientato a Madrid) e un terzo del fuo­riclasse ex milanista trasferito alle "me­rengues" per 75 milioni.
La Juve è stata brava due volte:
  1. quando ha individuato in Diego l'uomo del destino;
  2. quando ha stretto i tempi per portarlo a Torino senza tentennamen­ti.
Blanc e Secco hanno fatto un grande lavoro ma una parte determinante è stata anche quella sostenuta da Exor, la socie­tà della famiglia Agnelli che controlla la Juve.
Quando Blanc e Secco hanno chiesto a John Elkann le risorse ne­cessarie per chiudere rapidamente anche l'operazione Diego senza rinunciare al progetto iniziale che prevedeva l'arrivo di a un altro grande centrocampista (Felipe Melo), il nipote di Gianni Agnelli non ha avuto dubbi: si è fidato dell'amministrato­re delegato e del direttore sportivo e li ha messi nelle condizioni di chiudere in fret­ta con il Brema e per pun­tare poi sul fiorentino per trasferire il quale sono stati spesi altri 25 milio­ni.
Un atto di grande ge­nerosità da parte della proprietà bianconera perché i programmi pre­vedevano un solo acqui­sto doc da 25-30 milioni e altre operazioni meno onerose.
L'acquisto di Diego ha cambiato faccia alla Juventus regalandole probabilmente quel "salto decisivo" necessario a colma­re il gap dall'Inter.
Ora si tratta di aspet­tare che il brasiliano si impossessi della Juve magari con l'aiuto di Del Piero con il quale sembra destinato nel tempo a in­staurare un feeling tecnico di grande spessore:
"Con Alex mi troverò bene, non avrò problemi - ha detto il brasiliano a Sky - è un giocatore fantastico e con questo ti­po di giocatori in campo non ci sono pro­blemi ."
Diego è un vero fenomeno, Alex lo è da molti anni come dimostra il suo cur­riculum fatto di gol e rivincite.
Impossibi­le non prevedere una Juve stellare, gol e spettacolo sull'onda del fantastico duo Diego-Del Piero.
Blanc e Secco quando hanno cercato il brasiliano lo hanno fatto pensando di met­tere accanto al capitano un altro fenome­no.
Semmai Diego è arrivato a Torino con un anno di ritardo perché la Juventus lo aveva cercato anche lo scorso anno quan­do, malgrado un accordo sullo stipendio del giocatore, fu costretta a rinunciare puntando su altri obiettivi ritenuti all'epo­ca più idonei al progetto.
Diego, nonostante la for­te delusione, ha avuto il merito e la presenza di spirito di non chiudere mai la porta in faccia al­la società bianco­nera.
É rimasto male di sicuro, ma è ri­masto anche in lista di attesa con il chio­do fisso di Torino e la convinzione che pri­ma o poi il passaggio alla Juventus sareb­be stato concluso.
Quando Blanc e Secco a primavera sono tornati sul brasiliano, hanno trovato ampia disponibilità anche se Diego ha preteso un ingaggio legger­mente superiore a quello che aveva con­cordato nel 2008 e il Werder un cifra su­periore a quella della stagione preceden­te (18-20 milioni contro i 24,5 pagati que­st'anno).
Un ulteriore sacrificio che ha permesso una rapida conclusione del­l'operazione. La Juve non si è certo pen­tita di averlo fatto, anzi. Va a finire che il colpo dell'anno lo hanno fatto proprio i bianconeri. Hanno preso il giocatore più forte a un prezzo accessibile. Chi è stato più bravo?
Luciano Bertolani
Corriere dello Sport Giovedì 3 Settembre 2009

giovedì 3 settembre 2009

Diego Ribas è solo come Diego Ribas da Cunha: ecco perchè!

Diego, come Maradona, brasiliano come Zico, fuoriclasse come Platini e gli altri grandi numeri 10: il gior­no dopo la conquista dell'Olimpico romano si sprecano paragoni, parallelismi, similitudini intorno al campione bian­conero.
Diego è unico e inimita­bile.
Salvatore Bagni -
"Non può essere paragonato a nessuno, è atipico rispetto ai trequartista di un tempo.
Non è solo offensivo, ma si sacrifica anche per la squadra: dispone di un'intelligenza tattica che gli permette di ritagliarsi gli spazi e farsi trovare sempre libero, può fare la punta o arretrare al limite della difesa.
Con lui, la squadra è sempre in superiorità. In più, anche se è piccolo ha una forza fisica che gli consente di vincere i contrasti. In prospettiva, dal campionato italiano può ancora imparare moltissimi da un punto di vista tattico.
Invece, gli anni in Germania gli sono serviti per diventare meno egoista. Non so se con Diego la Juve vincerà qualcosa, sicuramente il brasiliano sarà determinante."


Beppe Bergomi -
"La caratteristica di Diego è quella di essere unico nel suo genere. A me non piace fare paragoni, ma sinceramente non vedo somiglianze tra lui e i grandi numeri 10 come Maradona, Platini o Zidane.
Il calcio moderno è diverso e Diego ne è l'emblema perché alla fantasia unisce anche tanta quantità e resistenza.
E penso che abbia anche molti margini di miglioramento: fino a 30 anni tutti possono ancora imparare.
Ricordo Matthäus che all'Inter con il Trap ha cominciato a calciare di sinistro e ha vinto Pallone d'oro e il Mondiale a 29 anni.
Diego è la pedina che mancava alla Juve, con lui i bianconeri possono tornare a vincere. Del resto, era da un po' che lo inseguivano. Quando poi sarà disponibile anche Sissoko, pensando a Iaquinta e Amauri in attacco e a Chiellini, Cannavaro e Legrottaglie in difesa, la Juve non avrà rivali a livello fisico e gli ultimi scudetti l'Inter li ha conquistati proprio puntando sulla fisicità.
Quest'anno i nerazzurri hanno invece cambiato strategia privilegiando la velocità in avanti con Milito ed Eto'o: probabilmente la scelta è stata fatta per vincere in Europa."

giovedì 23 luglio 2009

Diego Ribas da Cunha: un vincente alla Juventus

Segna e soprat­tutto fa segnare. Zero dub­bi da questo punto di vi­sta: il golazo da 63 metri contro l'Aachen, quando ancora vestiva la maglia del Werder Brema, è im­possibile da dimenticare.
Ma nei suoi primi giorni bianconeri Diego Ribas da Cunha ha impressionato sotto il profilo fisico. Saba­to nel test dei 3000 metri è stato il migliore della sua batteria, ha staccato Amauri, Trezeguet e Del Piero.
Primo al traguardo. Non solo qualità, insom­ma. Tanto nerbo, corsa e voglia di arrivare. Ma co­me va interpretato l'ex­ploit del brasiliano? Lo ab­biamo chiesto a Mario Marella, tra le altre cose presidente nazionale dei preparatori atletici profes­sionistici e docente al Su­percorso di Coverciano.
Professor Mario Marella, come vanno giudicati questi primi test fisici di Diego?
"Faccio una premessa: queste prove forniscono delle indicazioni, però non vanno prese come il Van­gelo.


I calciatori non devo­no correre delle maratone, bensì compiere sforzi bre­vi, intensi e in intervalli di tempo ristretti.
Detto que­sto, superare bene i 3000 metri fornisce certe garan­zie. Almeno tre."
Partiamo dalla prima.
"Il fatto che abbia supera­to con successo i 3000, si­gnifica che Diego ha una grossa capacità aerobica e lattacida.
Tradotto in pa­role più semplici: il brasi­liano ha una enorme capa­cità di superare gli sforzi, di lavorare in condizioni di fatica."
Proceda pure nell'anali­si.
"Di sicuro, invece, possia­mo dire che il neojuventi­no è un soggetto forte fisi­camente, ben struttura­to."
All'inizio parlava anche di una terza indicazione importante.
"L'exploit dei 3000 metri ha messo in luce la vo­lontà di sofferenza. Fonda­mentale negli sportivi. Il motivo? Questa qualità si traduce sempre in volontà di vittoria, di arrivare al traguardo prima di tutti.
Di successo."
L'opinione di Zaccheroni -
"Trequarti­sta? Troppo riduttivo. Diego è un giocatore completo, si muove per tutto il campo"
La ga­ranzia arriva da Alberto Zaccheroni, ex allenato­re di Torino, Inter, Mi­lan e Lazio. In tempi non sospetti, quando iniziavano a diffondersi i primi rumors sulle fre­quenze Brema- Torino, il tecnico romagnolo ave­va scommesso sul brasi­liano:
"é il giocatore che serve alla Juventus per svoltare. I dirigenti bian­coneri hanno realizzato un grande colpo. É il centrocampista più completo che offriva il mercato."
Alberto Zaccheroni, scendiamo nei partico­lari. Ci spieghi un po' qual è la forza di Diego.
"Il brasiliano, ripeto, non è il classico tre­quartista che si muove solo negli ultimi trenta metri.
Diego agisce per tutto il campo: si alza sulla linea delle punte, ma per ricevere palla spesso si abbassa parec­chio.
E poi è ben dotato anche fisicamente."
Diego è uno che segna molto: 38 reti in 3 sta­gioni di Bundesliga.
"Come ho detto svaria molto: spesso l'ho visto arrivare a tu per tu col portiere. Diego è fasti­dioso per gli avversari, non da punti di riferi­mento."
Meglio nel gioco corto o nel lungo?
"Da vero brasiliano è un ottimo palleggiatore, grandi mezzi tecnici e capacità di far girare la palla nel breve.
Però ha nelle corde anche il cambio di gioco. Nella rifinitura è speciale."
Dovendo dare dei voti?
"Ha un destro da 10. Nel trovare gli spazi giusti direi 9. Assist 10, senso del gol 8"