In una lunga intervista al magazine tedesco Die Zeit, il sette volte campione del mondo di F.1 Michael Schumacher si racconta tra passato, presente e futuro.
"Il momento più duro della mia carriera? L'incidente che è costato la vita a Senna nel 1994. Mi ha svegliato. Il fato può coglierci dovunque e in qualunque momento. Se non lo si accetta si hanno dei problemi. Non sono mai andato via da casa con la paura di non tornare, ma con la speranza di vincere una corsa.
L'importante è sapere in quale punto il rischio non è più calcolabile. Io vado fino al limite. Ma poi c'è anche il destino, come nel mio incidente a Silverstone."
Eppure la prudenza non è mai troppa.

"Se ho fatto testamento? Certo, lo consiglierei a chiunque, anche se non guidano in F.1"
, risponde Schumi, che oggi si divide tra moto e paracadutismo.
"Prima di provare a lanciarmi avevo tantissima paura, ma se vuoi volare buttarsi col paracadute è bellissimo"
, confessa l'ex pilota, che si definisce
"sognatore di notte. Durante il giorno sono realista."
Superstizioso ("ma solo un po'"), Schumi ha i suoi talismani ("un amuleto di Corinna", la moglie) e i suoi riti
"entravo sempre dal lato sinistro della monoposto"
mentre per quanto riguarda le moto
"non ci sono obiettivi, ho cominciato troppo tardi, ho già fatto la mia carriera da professionista e adesso cerco solo qualcosa che mi faccia divertire."
Della politica non gli interessa molto e anche su Obama preferisce essere prudente
"Ma penso che sia una brava persona"
Infine, la ricetta per essere un predestinato:
"Il talento, la disciplina e l'esperienza sono essenziale.
Alla fine, però, decidono molti dettagli, anche il rumore del motore."
Tutto Sport Mercoledì 17 Dicembre 2008


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