L'11 luglio 1978 papà Salvatore, ristoratore napoletano e mamma Carolyn, australiana, tenevano per la prima volta tra le braccia un angioletto biondo e vivace che sarebbe diventato una stella del nuoto: Massimiliano Rosolino.
L'amore per l'acqua è a prima vista: il momento del bagnetto con la mamma e le vacanze al mare o in piscina sono sempre una grande festa e il passaggio dai braccioli al galleggiamento avviene quasi per caso e in modo del tutto naturale.
Passione e dedizione, impegno e volontà. E il piccolo Max cresce e diventa un campione. L'Olimpiade di Sydney, nella sua Australia, lo consacra definitivamente: oro e record del mondo nei 200 misti, un argento e due bronzi.

E Michael Phelps allora quindicenne, ad ascoltare l'inno di Mameli giù dal podio. E se il "cannibale di Baltimora" a Pechino si è guadagnato il titolo di atleta con più medaglie d'oro nella storia delle Olimpiadi poco importa.
Perché noi abbiamo il nostro "cagnaccio". Il nuoto è una disciplina che si può cominciare fin dalla nascita perché l'acqua è l'ambiente naturale dei neonati.

Quando è avvenuto il tuo primo approccio con l'acqua e quando hai capito che avresti potuto diventare un campione?
Il primo approccio con l'acqua è stato ufficialmente verso i 5-6 anni quando ho incominciato una scuola nuoto per ragazzini ma, in realtà, molto prima avevo già dimostrato una spiccata attitudine all'acqua…entravo con tubo, maschera e occhialini nella vasca da bagno di casa e già da piccolissimo rimanevo in apnea!!! Strada facendo, grazie anche al maestro di nuoto, l'istruttore e poi l'allenatore ho capito che la predisposizione si era trasformata in talento.
Generalmente intorno ai 10-12 anni si è in grado di vedere se c'è la "stoffa" per poter diventare un campione.

In uno sport individuale come è il nuoto, quali sono, per un bambino, le differenze rispetto ad uno sport di squadra?
Il nuotatore ha come punto di riferimento i tempi. Il nuoto è uno sport completo che può dare un patrimonio eccezionale ma deve sempre essere vissuto in maniera serena.
Il tempo da battere per migliorarsi non deve creare nel bambino ansia da prestazione ma deve essere uno stimolo per impegnarsi ad esprimere il meglio.
Nel nuoto l'agonismo si intraprende molto presto e l'impegno è fondamentale perché altrimenti non si raggiunge il risultato che non significa abbattere i record ma semplicemente migliorarsi.
A 10 anni i bambini non sono tutti uguali, c'è chi si è sviluppato prima, chi ha iniziato prima e chi più tardi.
L'importante è divertirsi e se si ha una buona compagnia e un buon gruppo, c'è un valore aggiunto perché anche se il nuoto non è uno sport di squadra c'è comunque una squadra e un gruppo di riferimento.
La differenza è che quando nuoti l'opportunità te la crei mentre quando sei in una squadra l'opportunità ti deve essere data.

Un bambino che inizia con l'agonistica quanti sacrifici deve affrontare?
Quando i ragazzini vanno a scuola non vedono l'ora di poter sudare, giocare a pallone in cortile e muoversi.
Hanno energia e voglia di divertirsi. Quando c'è la passione non si può parlare di sacrificio in vista del raggiungimento di un obiettivo.
Nel nuoto fisicità e concentrazione vanno necessariamente correlati e l'impegno deve essere costante.
Ma quando sei in piscina e qualcuno ti sta insegnando qualcosa che ami fare tutto viene naturale. É molto importante il ruolo dell'educatore che deve essere in grado di trascinare: spesso non è il giovane allievo che è distratto ma le condizioni in cui si allena perché a volte ci sono corsi con tanti bambini e l'istruttore non può dare attenzione a tutti allo stesso modo.
E se ci si sente trascurati ci si stufa più facilmente e non si è motivati.

Ci sono stati dei momenti di difficoltà nel conciliare il nuoto con la scuola?
Certamente. Questa è una cosa che tengo sempre a ribadire: il nuoto, come tutti gli sport in generale, aiuta ad ottimizzare i tempi.
Poter praticare attività fisica è un lusso, un premio. Per questo bisogna tener bene presente che ci sono dei doveri prima: la scuola e i compiti a casa sono la priorità e per guadagnare il premio di poter fare sport bisogna fare tutto bene e nel breve tempo possibile.
Ho sempre cercato di fare il mio dovere subito e al meglio delle mie capacità perché poi sarei potuto correre in piscina e dedicarmi alla mia passione.
É proprio la passione e il piacere di fare qualcosa che ami che fa superare qualsiasi momento di difficoltà.

Sul tuo sito ufficiale ho letto che la tua famiglia è sempre stata molto importante per l'equilibrio della tua vita. In che modo?
Sono stato molto fortunato perché sia a livello sportivo che personale i miei genitori hanno sempre cercato di darmi delle opportunità.
La mia famiglia è stata al mio fianco senza "tracciarmi la strada": ho sempre scelto in autonomia con l'appoggio e il sostegno dei miei.
Mi viene spesso in mente un episodio: quando ero piccolo non ero così "secchione" in piscina come adesso e a volte mi sono anche fatto cacciare.
I miei genitori mi hanno subito fatto capire che se avessi voluto stare a casa avrei potuto farlo ma se volevo andare in piscina allora lo avrei dovuto fare con serietà ed impegno.
Devo dire che sono stati molto bravi a starmi vicino nei momenti di difficoltà senza mai discutere le mie scelte.

Non sei ancora papà ma se in futuro avrai dei figli cercherai di essere come i tuoi genitori con te?
Ogni tanto ci penso. É una cosa che mi incuriosisce molto. Sicuramente vorrei una famiglia e dei bambini. Il nuoto fa molto bene e per un bambino imparare a nuotare è fondamentale. Sicuramente mio figlio farà sport, anche se non necessariamente il nuoto.

Tanti tuoi colleghi, Magnini e Tumiotto all'isola dei famosi per esempio, ma anche Tagliariol e Russo alla "talpa" sono molto richiesti nel mondo dello spettacolo.
Tu stesso hai partecipato a Ballando con le stelle. Secondo te perché gli sportivi hanno questo "appeal" per lo star system?
è risaputo che lo sportivo riesca a dare una boccata d'ossigeno al tifoso e alla quotidianità. Prendiamo l'esempio del calcio: allo stadio ci si va per trascorrere un momento di svago e per godersi uno show staccando la spina dalla routine quotidiana.
L'ambiente dello spettacolo sceglie personaggi che hanno fatto parte del mondo dello sport perché sono simpatici, spontanei, sani e danno un buon esempio.
In piena attività sportiva è un peccato doversi fermare. Nel nuoto in particolare è duro riprendere se non ci si è allenati per tre mesi consecutivi però ci sono delle opportunità che vanno vissute: da parte dello sportivo per soddisfare la curiosità di "toccare da vicino" l'ambiente dello spettacolo, per lo spettatore invece c'è la possibilità di scoprire il personaggio fuori dal suo ambiente.
Lo share e l'interesse vengono così catturati.

Da quando sei ragazzino ti chiamano "il cagnaccio". Come ti sei guadagnato questo soprannome? Per il mio temperamento! Ho sempre avuto una nuotata "molto a testa alta" . Se mi trovavo ai piedi di un avversario davo l'impressione di "mordergli le gambe". Questo mio stile penalizzava un po' la tecnicità però serviva per darmi la carica per cercare di raggiungere l'avversario e vincere.

La tua Sydney ti ha regalato tante medaglie tra cui l'oro olimpico e il record nei 200 misti. Riesci a definire a parole l'emozione immediatamente successiva al raggiungimento di un sogno? Estasiato. Appagato. Un sogno che continua per sempre. L'atmosfera è magica. Il villaggio olimpico è come un'ampolla, un mondo fatato in cui quando accedi all'olimpo e diventi il campione fino a che non scendi dall'aereo che ti riporta a casa non ti rendi conto.
Se poi con il passare degli anni sei un atleta bravo che riesce a confermarsi centrando altri risultati lasci un'impronta duratura nel tempo e apprezzi ancora di più il percorso fatto soprattutto nei momenti difficili che la vita inesorabilmente ti spinge ad affrontare.
L'attimo in cui tocchi il bordo della piscina per primo dura un istante. Ma te lo porti nel cuore per tutta la vita.


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