Il "miglior muro" della pallavolo italiana ha 33 anni, è alto 2 metri e 2 centimetri e si chiama Luigi "Mastro" Mastrangelo.
Nato a Mottola, in provincia di Taranto, ha iniziato a giocare nel 1991 con la squadra della sua città, per poi passare nelle giovanili del Gonzaga Milano e nella Beton Matera in B1.
Nel 1994 esordisce nella massima serie con l'Alpitour Traco Cuneo per poi essere convocato, nel 1996, in nazionale.
Il suo palmares è ricchissimo e conta un argento e un bronzo olimpico e tre ori europei. E, cosa che non guasta, Gigi può vantare anche il titolo di
"sportivo più amato dalle italiane"!

A che età hai iniziato con la pallavolo? Avevi praticato altri sport prima?
Ho iniziato a 16 anni, quindi già grandicello. Prima giocavo a calcio ma poi mi sono dovuto arrendere perché ero diventato troppo alto e, siccome non facevo il portiere ma lo stopper, ho cercato uno sport che fosse più adatto al mio fisico.
Prima di avvicinarmi alla pallavolo pensavo che fosse il classico sport per "femminucce" e lo avevo sempre snobbato.
Quando gli altri ragazzi mi chiedevano di giocare con loro, io facevo spallucce e correvo al campo da calcio.

Che cosa ti ha fatto decidere per la pallavolo?
Ero curioso, volevo provare uno sport dove i più avvantaggiati e promettenti erano i ragazzi alti e io ero già un metro e 96.
In più, a Mottola, dove sono nato, c'era un gruppo di ragazzi che da più di un anno cercava di convincermi ad andare a giocare a pallavolo: alla fine ho dovuto cedere…

Che cosa ti ha insegnato la pallavolo?
Moltissimo, ma tutto lo sport in generale è un vero e proprio insegnamento di vita: gruppi di giovani a contatto l'uno con l'altro, si cresce insieme, si impara a socializzare e poi ci sono delle regole a cui ci deve adeguare e che bisogna rispettare.
Si cresce e si impara a stare con gli altri. La disciplina, l'ordine e il rispetto diventano parte del tuo carattere.

Perché un ragazzo dovrebbe scegliere la pallavolo?
é uno sport di squadra in cui si impara a collaborare con i compagni, quindi insegna la solidarietà e il lavoro d'equipe.
Certo, nel momento in cui un ragazzo si trovasse a scegliere se fare lo sportivo di professione deve essere disposto a fare dei sacrifici.

Come si diventa un campione?
A parte l'altezza, che però grazie all'introduzione del ruolo del libero non è più discriminante come in passato, ci vogliono soprattutto volontà, rigore e spirito di sacrificio.
Un giovane che decide di intraprendere la strada del professionismo sportivo sa che dovrà essere disposto a rinunciare alla vita di un normale ragazzo della sua età: le regole, gli allenamenti, gli orari e soprattutto l'essere lontani dalla famiglia e dagli affetti sono situazioni da mettere in conto.

I tuoi genitori ti hanno sostenuto nelle tue scelte?
Ricordo ancora quando i dirigenti del Gonzaga Milano vennero a Mottola per parlare con i miei genitori: mio padre disse subito che la cosa più importante era che io continuassi a studiare e che prendessi il diploma.
I miei genitori avevano i piedi per terra, in un piccolo paesino del sud l'idea di poter fare dello sport il proprio lavoro sembrava un po' arrischiata.
Papà ci teneva che io studiassi, che avessi un lavoro sicuro e che mi formassi una famiglia. Nonostante gli allenamenti e gli impegni quotidiani ce l'ho fatta: mi sono diplomato in geometra e ho una meravigliosa famiglia.
Hai 2 bambini, Samuele di 6 anni e Nicole, 2 mesi.

Il più grande ha già iniziato a fare sport?
Samuele fa un po' di tutto, guarda il basket e ne rimane affascinato, poi vede il papà e vuole diventare come lui però è più indirizzato su altri sport piuttosto che la pallavolo.
A me piacerebbe che seguisse le mie orme, ha il fisico. Per il momento fa nuoto, ha già preso due diplomi e va fortissimo!

Qual è il segreto per diventare lo sportivo più amato dalle italiane?
Beh…prima di tutto ci vuole il fisico! e sicuramente la pallavolo è uno sport che aiuta. Poi devo anche ringraziare la mamma e la natura! Infine, credo che ci sia un'altra componente: le ragazze italiane non guardano solo alla bellezza estetica ma considerano anche le doti morali e umane.
Io sono un ragazzo semplice, pulito e disponibile, ho dei valori radicati e il senso della famiglia.
In campo ho grinta, carisma, carattere. Credo che in me abbiano riconosciuto un'immagine che trasmette sicurezza e serietà.


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