Valentina Vezzali

Correva l'anno 1974 quando a Jesi, nel giorno di San Valentino, veniva alla luce una bambina chiamata come il patrono degli innamorati: Valentina Vezzali.
Ultima di tre sorelle si avvicina molto presto alla scherma e rimane affascinata dalla "danza con il fioretto in mano" tanto da diventare una campionessa vera, capace di vincere tre ori olimpici individuali consecutivi.
Il suo palmares è ricchissimo di successi così come la sua vita privata: sposata con il calciatore Domenico Giugliano, il 9 giugno 2005 è diventata mamma di Pietro.
Ha tantissimi interessi, ama Parigi, il suo cantante preferito è Eros Ramazzotti e ha una squadra del cuore.

Il colore?
Nerazzurro…

Valentina a che età hai iniziato a praticare la scherma?
Ho iniziato a circa 6 anni. Mia sorella Nathalie praticava scherma già da tempo. Fu il mio primo maestro, Ezio Triccoli, ad incoraggiare mio padre a farmi iniziare e per me fu amore a prima vista!

A quanti anni hai capito che era proprio la tua vocazione?
Mi sono innamorata di questa disciplina sportiva molto prima di iniziare a praticarla. Infatti accompagnavo Nathalie in palestra e mentre lei si allenava e prendeva lezione dal maestro io la osservavo da lontano e ripetevo ogni sua azione.

Mi affascinava questa danza col fioretto in mano. i tuoi genitori come hanno reagito?
Il maestro Triccoli , che aveva notato il mio comportamento, chiamò mio padre e gli disse che doveva iscrivermi subito alla società poiché senza prendere nessuna lezione e con la sola osservazione avevo già assimilato alcune azioni schermistiche e pertanto tutto questo dimostrava che avevo oltre che una grande volontà di apprendere anche una predisposizione per la scherma.
Per i miei genitori, che avevano già una figlia che praticava questo sport, è stato oltre che naturale anche molto comodo iscrivermi e mi hanno sempre appoggiata ed incoraggiata, anche nei momenti piu' difficili.

È stato faticoso da bambina e poi da ragazzina seguire gli allenamenti e una disciplina dovendo magari lasciar perdere i divertimenti delle coetanee? Quanto hanno pesato questi sacrifici?
Fare scherma per me non è stato mai un sacrificio poiché ero lo sport che io avevo scelto anzi non vedevo l'ora di finire i compiti per poi correre in palestra.
La scherma era un gioco spensierato che ogni tanto prevedeva qualche regola: il saluto, qualche posizione, l'impugnatura di quella misteriosa arma, "il fioretto".
Più che sacrifici ho fatto moltissimi sforzi ma ho compreso da subito che per raggiungere dei traguardi ci vuole impegno.
Ogni tanto pensavo che quell'età e quei momenti non sarebbero tornati più, ma se mi guardo indietro rifarei tutto quanto senza esitazione.

Quanto è importante praticare sport per un bambino e perché?
Per un bambino praticare uno sport è molto importante non solo per una sana crescita fisica ma soprattutto perché lo sport deve essere una scuola di vita, dove si impara a rispettare le regole, a socializzare e a prendere atto che senza impegno e sacrifici gli obiettivi non si raggiungono.
Sopratutto i bambini più vivaci trovano nello sport una valvola di sfogo alla propria naturale esuberanza che diventa fondamentale per certi equilibri.
Se poi si pensa che l'alternativa è una tv che diseduca o i videogiochi, credo che lo sport sia prezioso.

Che consiglio puoi dare ai genitori per indirizzarli nella scelta di uno sport per loro figlio?
Ai genitori consiglierei di scegliere uno sport che sia gradito ai propri figli ed accertarsi che gli istruttori non siano solo preparati per la singola disciplina sportiva ma siano soprattutto degli educatori.
Lo sport non deve mai essere considerato come l'unico scopo della vita ma solo un interesse per un certo arco di tempo che deve armonizzarsi con lo sviluppo generale dei ragazzini.
Pertanto è indispensabile che i genitori nell'avviare il figlio alla pratica sportiva non lo facciano con lo scopo di immetterlo in una corsia preferenziale che lo dovrà portare necessariamente a guadagnare moltissimo.
Il rischio, in questo caso, è quello di arrivare a utilizzare qualsiasi mezzo, compresi quelli illeciti, che non conducono agli onori delle cronache sportive ma di quelle giudiziarie.



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