A Michael Schumacher non è mai pia­ciuto andare in giro a raccontare di avere avuto paura. Aspetta sempre qual­che anno. Parecchio tempo dopo l'inciden­te del 1999, che gli costò un titolo mondia­le e la rottura di una gamba, ha ammesso che non si era mai sentito tanto vicino a al­la morte come nel momento dell'impatto contro le barriere di protezione alla curva Stowe di Silverstone.
Ieri in Spagna è cadu­to dalla moto malamente, ma malamente davvero. Dice di stare bene, di avere sola­mente qualche contusione. Non c'è motivo di dubitarne, anche se all'ospedale hanno ritenuto opportuno sottoporlo a una tac, gli hanno applicato un collari­no e lo hanno lasciato anda­re solo perché c'era con lui il medico personale.
Ha dolori al collo, un trau­ma cranico, una sospetta frattura al polso destro, se­condo alcuni resoconti avrebbe perso conoscenza nella caduta e sarebbe rin­venuto durante il trasporto all'ospedale Virgen de la Arrixaca, dove gli avrebbero riscontrato la rottura di due costole.
Però queste due circostanze, lo svenimento e la rottura, sono state smentite dalla sua por­tavoce, Sabine Kehm. Lui ha rilasciato qualche breve dichiarazione attraverso il suo sito:
"Volevo solo far sapere a tutti che sto bene. Ho subito un inci­dente in moto sulla pista di Cartagena e per precauzio­ne mi sono recato in ospeda­le. I controlli hanno dimo­strato che non ho nulla "
Non gli piace far sapere che ha provato paura, appunto. Ma ne ha provata, perché in quei casi è normale. Schumacher era a Cartagena, la città nel sud della Spagna da cui partì Annibale per bastonare i Romani nella Seconda Guerra Punica.
Oggi c'è una bella pista ampia, ideale per guidare le moto in sicurezza. Mi­chael si stava allenando con la sua Honda 1000 Cbr. Tra due mesi e mezzo deve de­buttare nell'Idm, il campionato tedesco di Superbike. S'allenava, dunque, e provava le gomme e andava anche piuttosto bene. Ha perso il controllo della moto alla prima curva, un punto da oltre 200 all'ora. Non è la prima volta. Se la botta non gli toglierà la voglia, non sarà l'ultima. I motociclisti cadono. Però questa caduta è stata partico­larmente brutta, Schumacher ha battuto la testa e, svenuto o non svenuto, non si è rial­zato impunemente e immediatamente.
Ha avuto bisogno dell'intervento dei me­dici, invece, e del trasporto in ospedale. La tac a cui è stato sottoposto ha effettivamen­te escluso lesioni gravi. Una volta dimesso, Schumacher ha telefonato al suo amico Randy Mamola, il pilota statunitense che per quattro volte è arrivato secondo nel Mondiale di classe 500 e adesso lo aiuta in quest'esperienza motociclistica.
Per rac­contargli l'accaduto, per essere rassicura­to. Ieri Michael non si è divertito di sicuro. Solitamente ci riesce. É per questo che in­vece di starsene e casa a guardare cartoni animati insieme con i figli si è messo a ga­reggiare in moto. Altro non chiede al suo hobby:
"Sono troppo vecchio per pensare che questo possa essere qualcosa più di un gioco, Non intendo costruirmi una seconda carriera nelle corse, voglio solo goderme­la finché dura"
Gente importante che gli è stata vicina durante la vita in Formula 1 invita a non correre questi rischi. Lui an­nuisce, saluta e finora è sempre tornato là dove lo porta il fegato: in pista. È stato sottoposto a una tac: escluse lesioni preoccupanti ha comunque subito un trauma cranico Dopo l'incidente ha telefonato all'amico ed ex pilota Mamola e torna la polemica intorno al suo hobby

di Marco Evangelisti
Corriere dello Sport


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