Raul, l'uomo dei record

Se Cristiano Ronaldo e Kakà rappresen­tano la novità, a Madrid, la continuità è simboleggiata, senza dubbio, da Raúl. Amato, mai odiato, sempre discusso, il nu­mero 7, con il suo ingresso in campo al Ma­drigal, lo stadio del Villarreal, al 22' del se­condo tempo, ha timbrato la sua presenza numero 524, in Liga, sempre con la maglia del Real. Strano a dirsi, per un ragazzo cre­sciuto nella cantera dei rivali storici del­l'Atlético.
Alle sue spalle, staccato di una lunghezza, ha lasciato Manolo Sanchís e, più indietro, il mitico Santillana, il centra­vanti che nella sua terza o quarta giovinez­za calcistica s'incrudeliva a segnare con puntualità all'Inter di Ber­gomi. Con la partita vittorio­sa contro il Villarreal, le sue gare ufficiali in blanco giun­gono a quota 707. Il record di 710, manco a dirlo ancora di Sanchís, è a un tiro di schioppo.
Ma sono molti i primati alla portata del ca­pitano delle merengues. In carriera, ha già festeggiato 224 gol in campionato. Un bacio all'anulare, in onore della bella moglie Mamen, due colpi al cuore, per i quattro figli maschi e un se­micerchio all'altezza della pancia, per la femminuccia in arrivo. Il leggendario Zar­ra, a quota 251, ora, dista solo 27 reti. Se mantiene il ritmo degli ultimi due anni, in cui ha raccolto 18 marcature a stagione, Raúl, riuscirà a far suo anche questo re­cord. I suoi numeri divengono ancora più im­pressionanti se si guarda all'Europa. L'at­taccante, infatti, con le sue 65 reti in Cham­pions, è il massimo marcatore della storia della competizione. In totale somma 318 gol con la casa Blanca, otto in più rispetto al mostro sacro Di Stefano. Le sue realizza­zioni sono andate di pari passo con le sue collezioni di titoli. Pochi possono vantare tre Coppe Campioni, due Intercontinenta­li, sei campionati, oltre alle varie Super­coppe, raccolte in patria e in continente.
Qualche rammarico proviene solo dalla sua esperienza in Nazionale. Con le furie rosse Raúl ha segnato 44 gol, ancora una volta il record assoluto, ma dopo tre Mon­diali consecutivi, tra 1998 e 2006, in cui ha sempre trovato la via della rete, si è perso il treno giusto, quello che è arrivato alla conquista dell'Europeo.
La sua avventura con la Spagna potrebbe essersi chiusa de­finitivamente, anche se con il suo estima­tore Del Bosque sulla panchina ci potreb­be essere ancora qualche speranza. Il se­greto del suo successo? Una serenità d'ani­mo soprannaturale, come si evince da un divertente aneddoto che ama raccontare il suo mentore, Jorge Valdano.
L'argentino, che nel 1994 sedeva sopra la panchina del Real, convinto dalle caterve di reti segnate nel settore giovanile, decise di aggrega­re il diciassettenne Raúl al­la prima squadra in vista della difficile trasferta di Saragazza.
Lungo il tragitto verso la Romareda, il ragaz­zo si abbandonò a un placido sonno. Alla faccia di chi sof­fre d'insonnia prima di un appuntamento importante. Serenità che ha accompa­gnato l'erede di Butragueño durante tutto il corso della carriera.
Il capitano, da qualche anno a questa parte, è stato spesso preso di mira dalla critica. Ad ogni perio­do di difficoltà della squadra madrilena, spuntano i suoi detrattori.
Tra il 2004 e il 2007, quando la sua vena realizzativa sem­brava essersi affievolita, in molti avevano richiesto la sua cessione.
Raúl finito? Pec­cato che l'orgoglioso capitano blanco abbia smentito tutti, tornando ampiamente in doppia cifra negli ultimi due campionati. Non male per un atleta chiamato ad appen­dere prematuramente le scarpe al chiodo.
Con i suoi trentadue anni, il grande capita­no ha ancora davanti almeno un paio di sta­gioni da protagonista. Le super stelle pas­sano, Raúl resta sempre. E pazienza se non è andato oltre il pallone d'argento nel 2001.
I numeri parlano chiaro. L'uomo dei record si chiama Raúl Gonzales Blanco.
di Andrea De Pauli
Corriere dello Sport Venerdì 25 Settembre 2009


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