La favola di Roberto Cammarelle

C'era una volta.
Ogni favola che si rispetti comincia proprio così.
E la favola del piccolo Roberto inizia in una palestra di Cinisello Balsamo nel 1991 quando, con l'intenzione di perdere qualche chilo per tenersi in forma, decide di andare in un centro sportivo vicino a casa dove poter fare attività fisica.
C'è un ring.
Alcuni ragazzi muniti di guantoni si stanno allenando e sembrano divertirsi molto.
Roberto, affascinato ed incuriosito, prova a fare le prime mosse e piano piano si rende conto che la passione cresce.
É l'era di Mike Tyson, il pugile tutto genio e sregolatezza che per i suoi eccessi e i suoi risultati si è guadagnato il soprannome di "Iron Mike".
Il maestro Biagio Pierri vede immediatamente il talento di Roberto e lo incoraggia a continuare.

Arrivano la Nazionale, i primi successi, le Olimpiadi.
Ogni favola che si rispetti ha un' "happy end" e una morale.
E la favola di Roberto Cammarelle si conclude con l'oro olimpico di Pechino che gli permette di salire sul gradino più alto del podio e di cingere il capo di alloro entrando nell'olimpo.
E la morale? Con impegno, lavoro, sacrificio e volontà si possono ottenere i risultati.
E la favola continua…

Com'eri da bambino?Quali erano le caratteristiche peculiari della tua personalità?
Nonostante quello che si possa pensare ero un bambino pacifico e tranquillo.
In realtà quando ero un po' più piccolo ero piuttosto vivace.
Poi il pugilato mi ha molto cambiato.
Ho iniziato con mio fratello e per tutti e due il pugilato è ha rappresentato il giusto sfogo visto che eravamo un tantino "scalmanati"!

Quando è nata la tua passione per il pugilato?
e' nata per sbaglio e pian piano è cresciuta.
In realtà volevo soltanto dimagrire e nel 91, all'età di 11 anni, sono andato in una palestra con il preciso intento di perdere chili…lungi da me fare il pugile!!! Poi ho visto i ragazzi più grandi che si allenavano divertendosi molto nonostante sembrasse uno sport molto faticoso (in realtà lo è…) e anche un po' "crudo" (in realtà non lo è…!).
Lentamente mi sono appassionato cominciando a fare le prime mosse e dopo qualche allenamento ho capito che era proprio il mio sport.

Chi ha scoperto il tuo talento?
Il mio maestro, Biagio Pierri di Cinisello Balsamo, ha sempre creduto in me fin dall'inizio.
Ricordo che mi diceva: "tu sei il nuovo Tyson"! Sono nato sotto il mito di Tyson per tutto il movimento mediatico che lo circondava rendendolo molto popolare.
Biagio quindi mi incoraggiava dicendomi che avrei potuto fare "soldi a palate"…per ora ho visto solo le palate...vediamo come andrà per i soldi!!!!!

i tuoi genitori ti hanno ostacolato nelle tue scelte?
Beh…mio papà assolutamente no! Era, ed è, un grande appassionato di sport ed era contento che io volessi fare pugilato.
Mia mamma invece un po' meno….effettivamente non era contentissima e appena vedeva un po' di sangue, anche se non mio, su una maglietta da lavare non mi parlava per due giorni! Inoltre mi ripeteva sempre che prima avrei dovuto studiare, cosa che giustamente ho fatto.
Infine si è dovuta arrendere all'evidenza: nel pugilato andavo davvero bene ottenendo risultati importanti come l'accesso alla Nazionale e al gruppo sportivo delle Fiamme Oro…e la mamma ha capito che era proprio la mia strada!

La tua famiglia ha origini del sud, lucane per la precisione, anche se si è trasferita nell'hinterland milanese prima che tu nascessi.
Senti le tue radici? Ti piacerebbe vivere nella tua terra d'origine?
No.
I miei sono nati in un posto tranquillo che però non offre le possibilità che ci sono al Nord.
Sono nato e cresciuto a Milano e le mie radici sono qui.
Per me sarebbe quasi "traumatico" trasferirmi lontano dalla città.
In realtà ho già trovato la condizione giusta che è una via di mezzo: da due anni vivo ad Assisi.

Sei fidanzato ma non ancora sposato.
Pensi di avere dei figli? Qual è l'insegnamento più grande che trasmetterai?
Per il momento non sono ancora sposato ma non perché non ci sia una precisa volontà ma solamente perché non abbiamo ancora trovato il giusto periodo, lontano dalle gare e dagli allenamenti, per organizzare tutto al meglio.
Certamente vorrei avere dei figli e uno degli insegnamenti più grandi che vorrei loro trasmettere è che il sacrificio paga: per conquistarsi le cose bisogna lavorare perché nulla ci viene regalato.
Spero di poter offrire ai miei figli un futuro migliore del mio e una discreta stabilità economica impartendo loro l'importanza dei soldi e il loro vero valore.
E poi vorrei trasmettere i valori sani secondo i quali sono cresciuto e far sì che pratichino sport: è importantissimo per crescere relazionandoti con gli altri oltre al fatto che aiuta il fisico e la salute.
Un'ultima cosa: dovranno studiare, perché, come recita un vecchio detto latino: "mens sana in corpore sano"!

Dopo 20 anni l'Italia grazie a te ha conquistato la medaglia d'oro olimpica nella categoria +91 kg che è anche stata la medaglia di chiusura dell'olimpiade.
Qual è l'emozione immediatamente successiva alla consapevolezza di essere campione olimpico?
Alle Olimpiadi di Atene, lo straordinario Stefano Baldini, vincendo l'oro nella maratona, aveva fatto passare in secondo piano il mio bronzo.
Avrei voluto che bissasse il successo anche a Pechino e glielo auguravo di cuore.
E invece l'ultima medaglia è stata la mia e me la sono goduta fino in fondo.
La consapevolezza di essere campione olimpico è arrivata dopo tra glorie e dolori perché diventare improvvisamente famoso non è sempre positivo: gestire la notorietà quando non si è abituati per me è stato un po' stressante però la sensazione è meravigliosa.
Ho vissuto per avere quell' emozione.

Il successo ti ha cambiato?
No.
Decisamente no.
Faccio una vita semplice come prima anche se tornare alla normalità è sempre più difficile perché per la gente non sono più uno sconosciuto, una persona cosiddetta "normale".
Ma siccome io mi ci sento, vorrei presto tornare a fare l'atleta e il ragazzo tranquillo che si divide tra sport e famiglia conducendo una vita piuttosto riservata.

Il Pugilato è considerato uno sport minore rispetto ad altre discipline che in Italia hanno maggiore visibilità.
Credi che dopo le olimpiadi il tuo sport abbia avuto la meritata considerazione?
Qualcosa si è mosso.
Sia con me che con Clemente Russo, i media si sono avvicinati e spero vivamente che continuino ad interessarsi a noi ma soprattutto al pugliato.
Bisogna dare un seguito agli ottimi risultati che abbiamo ottenuto: il nostro sport non può vivere ogni 4 anni! Purtroppo c'è la tendenza a dare grande risonanza e grande luce nell'immediato ma dopo pochi mesi tutto si sgonfia.
Spero anche di cuore che la nostra visibilità abbia contribuito a far sì che sempre più ragazzini si iscrivano alle palestre di pugilato.
Abbiamo dato un segnale di qualità e sarebbe bellissimo se ora avessimo anche quantità.
Il puglilato nella mentalità comune può apparire come uno sport violento o cattivo.
Invece non è così: i bambini possono tranquillamente avvicinarsi a questo sport per puro divertimento e garantisco che si divertiranno sicuramente!

Se non avessi fatto pugilato che sport avresti scelto?
Il calcio! Da buon italiano sono appassionato e tifo la Juventus! Da ragazzino ho anche provato con il calcio ma poi ho preferito uno sport individuale dove gioie e dolori sono mia esclusiva responsabilità!
dalla Gazzetta dello Sport Giovedì 4 Dicembre 2008


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