É la stagione 2005/2006 e la Benetton Treviso si sta giocando la finale scudetto di pallacanestro contro la Fortitudo Bologna.
La vittoria arriva in casa, in un PalaVerde gremito e festante e la Benetton centra il suo quinto titolo.
C'è Andrea Bargnani, che pochi giorni dopo la finale viene scelto come numero 1 al Draft Nba del 2006.
Ma c'è anche Marco Mordente, cresciuto nel settore giovanile della Benetton e tornato a Treviso per cucire sulla maglia il suo primo scudetto.
Una grinta fuori dal comune. Un concentrato di energia. E quegli occhi di fuoco che trasmettono voglia di vincere. Il suo grido di gioia alla sirena di fine match fa ancora venire la pelle d'oca. Campione d'Italia. E dietro quella grinta e quell'energia un ragazzo straordinario e generoso che ha sempre un sorriso per i suoi piccoli tifosi...

La tua carriera sportiva è iniziata sui pattini. Che cosa ti ha spinto verso il basket?
Avevo 5 anni e mi è capitato di vedere dal vivo una partita di basket. All'epoca praticavo pattinaggio artistico perché lo facevano i miei fratelli maggiori ma non mi piaceva tanto.
Un pomeriggio sono andato a vedere la squadra di c1 nella palestra della mia città e sono rimasto affascinato.
Ho immediatamente dichiarato che avrei voluto giocare a basket e qualche mese dopo ho iniziato e non ho più smesso abbandonando definitivamente i pattini a rotelle.

Quali sono state le tappe che ti hanno portato alla serie a e alla Nazionale?
Il primo passo è stato proprio quello di avere iniziato, a 6 anni, nella squadra di Teramo dove c'era un discreto settore giovanile con ragazzi interessanti.
Il primo vero salto è stata la convocazione in una selezione regionale della nazionale nell'ottobre del '93. Ogni mese la nazionale si radunava ed uno dei raduni fu fatto a Treviso dove venni notato e invitato a far parte del vivaio della Benetton: un sogno.
Mi innamorai della struttura e del progetto e mi trasferii a Treviso in un settore giovanile di primo livello.
Dopo due anni a Treviso l'esordio vero fu a Milano nel '96: entrai in campo solo pochi minuti che sono rimasti indimenticabili.
Poi fu la volta della prima vera partita giocata e quindi la convocazione in Nazionale nel 2001 che non mi aspettavo assolutamente.
Quando mi convocarono stentavo a crederci. Sono stato un mese in ritiro con la Nazionale maggiore dove ho imparato moltissimo. Nel 2005 ho disputato il mio primo europeo, la prima manifestazione importante. Nel 2006 insieme a Treviso ho vinto lo scudetto diventando campione d'Italia e nello stesso anno ho disputato i Mondiali.
Ora sono tornato a Milano, la città che mi ha permesso l'esordio in serie a e dove ho iniziato la mia carriera da professionista.

Quali sono le caratteristiche psico-fisiche per poter diventare un campione di basket? In particolar modo, è vero che l'altezza è una discriminante fondamentale?
Una volta c'era un po' quest'idea che l'altezza fosse così importante nella pallacanestro invece non è così: Earl Boykins, il play maker di Bologna, è alto 1 metro e 65 centimetri ma ci sono anche tantissimi altri esempi.
Velocità, reattività e grinta sono caratteristiche fondamentali per stare in campo e per giocarsela.
La cosa importante è un minimo di atletismo e di coordinazione, avere un po' di riferimento e di capacità e voglia di stare in mezzo ad un gruppo.
Per il resto, come in tutti gli sport, di base si deve avere forza di volontà e spirito di sacrificio.
Il basket è uno sport di squadra dove anche se hai un problema fisico o non sei del tutto concentrato su quello che stai facendo hai il tempo di rifiatare e di respirare per ricaricarti.
In più hai possibilità di condivisione e questo è un valore aggiunto rispetto agli sport individuali in cui la pressione non si divide tra i componenti della squadra.

Che cosa non deve mai mancare in una squadra per poter essere vincente?
La voglia di sacrificarsi nei confronti degli altri mettendosi a disposizione della squadra. Mettersi a disposizione dei tuoi compagni significa che a loro volta i tuoi compagni si metteranno a disposizione tua.
Sembra scontato ma non capita sempre. Ci deve necessariamente essere una profonda umiltà.

Che cosa sono per te il rispetto e la personalità?
Sono due concetti che vanno di pari passo. Si può avere una grande personalità o un forte carattere ma per far sì che sia voluta e riconosciuta devi essere il primo a dare rispetto agli altri.
Un leader non lo sceglie un allenatore o la società ma lo sceglie il gruppo anche se leader effettivamente un po' si nasce.

Cosa si prova a giocare davanti a 4000 persone?
Ti carica tantissimo! Sembra quasi che tu abbia voglia di prendere energia dai tifosi per poi darla indietro con un canestro o con un'azione.
Chi ti supporta vorrebbe essere in campo con te. Il basket è uno sport in cui il pubblico è praticamente in campo e partecipa attivamente e con slancio ad ogni azione.

Qual è la lezione di vita più importante che ti ha insegnato il basket?
Il basket, così come lo sport in generale, mi ha insegnato che tutto si può raggiungere se ci si allena con costanza.
Giorno dopo giorno puoi centrare l'obiettivo. Lavorando si può arrivare a scontrarsi con i propri limiti e a superarli.

Sei molto impegnato nella solidarietà e nel volontariato rivolto ai bambini. Vuoi spiegarci meglio?
Mi sono sempre piaciuti moltissimo i bambini e tutte le volte che sono stato invitato nelle scuole o nei settori giovanili ho sempre trovato il modo per interagire e relazionarmi con loro nel giusto modo.
É nata quindi la voglia di dedicare un pomeriggio al mese ai bambini delle scuole di minibasket per giocare, parlare, condividere idee, scambiarsi impressioni.
In questa giornata di gioco c'era sempre anche un pensiero verso i bambini meno fortunati e, per renderlo concreto, è stato deciso di dare una mano al progetto, nato nel 1994, " La Città della Speranza" di Padova, una Fondazione del reparto di Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale di Padova che si occupa di finanziare progetti di ricerca.
Per raccogliere i fondi è stata organizzata una specie di lotteria: con la cifra simbolica di un euro a biglietto c'era in palio una maglietta della nazionale usata, un paio di pantaloncini o un paio di vecchie scarpe, una palla autografata da tutti i componenti della squadra.
Il progetto ha riscosso un grandissimo successo ed è ancora attivo. Il neo eletto presidente degli Stati Uniti Barack Obama è un grande appassionato di basket e in passato è stato un discreto giocatore.

Che cosa pensi dell'elezione di Obama? Se fossi stato cittadino americano avresti votato per lui?
Se fossi stato cittadino americano avrei sicuramente votato per lui. Pur non essendo stato, negli ultimi 10 anni un grande amante degli Stati Uniti e del sogno americano sono contento perché l'America ha dato un segnale di essere ancora viva, di essere quella nazione dove tutto è possibile e realizzabile.
Il fatto che poi un cittadino afro-americano possa arrivare ad essere la persona più importante del mondo nonostante i problemi razziali che l'America ha, seppure sia uno dei paesi in cui il problema è meno sentito rispetto ad altre parti del mondo, è certamente un segnale importante e incoraggiante.
Sei fidanzato ma non hai ancora figli. Hai già sottolineato la tua naturale predisposizione verso i bambini. Se avrai dei figli quale sarà il valore più grande che vorrai loro trasmettere? Educazione e rispetto. Sono i valori più importanti.


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