Fa­brizio Donato, volo d'oro a 17,59

Donato, volo d'oro a 17,59 Dopo quattro nulli il finanziere trova il balzo che aspettava da nove anni: "Avevo tanta rabbia" Dall'inviato Franco Fava Torino - Nullo. Nullo. Nullo. E ancora nullo! Una delusione dietro l'altra per Fa­brizio Donato. Mentre cresce la rabbia per quelle rincorse senza senso. Inutili. Un film già visto e rivisto quello del tren­taduenne saltatore pontino delle Fiamme Gialle. La finale del triplo si avvia alla conclusione senza sussulti. Anche per gli altri. Con il caracollante ucraino Yastre­bov che già assapora il titolo continenta­le grazie a un buon secondo balzo a 17,25, misura che è anche il suo personale.
Quando l'azzurro prende posizione al­l'estremità della pedana di rincorsa, sono in pochi tra i cinquemila e passa del pub­blico a tenere ancora alta l'attenzione.
Va in progressione. Accelera quando deve accelerare. In prossimità dell'asse di battuta inizia a caricare, taglia il passo e il bacino va giù come fosse l'azione più naturale di questo mondo.
Il piede di stac­co stavolta finisce ben prima dell'asse di stacco. La rivelazione successiva dirà che il regalo è enorme, di 17,8 centimetri. Sicurezza - Ma almeno stavolta la ban­dierina bianca è assicurata. Con il primo dei tre balzi (l'hope) è giù lungo (6,28 me­tri), anche il secondo (lo step): quando ri­cade e ricarica sulla stessa gamba, è mi­surato in 5,15 metri.
L'ultima fase di volo, quella del jump, è perfetta (6,16), con la velocità di entrata ancora elevata.
Atter­ra sulla sabbia e ribalza immediatamente in aria con la consapevolezza di chi è cer­to d'aver scritto una pagina di storia.
" Oggi faccio la storia: l'ho scritto quan­do mi sono alzato dal letto sul mio diario "
, dirà poi. Pochi secondi e sul di­splay compare la misura di 17,59. Record italiano frantumato, migliore prestazione al mondo dell'anno e soprattutto titolo eu­ropeo assicurato.
Gli altri non esistono più. Lontani. L'ultimo dei sei salti è per tutti un inutile tentativo di ribaltare posi­zioni ormai granitiche. E quando l'ucrai­no chiude, centrando il secondo nullo del­la serie, Donato è già in tuta che corre ad abbracciare moglie e figlioletta in tribuna rinunciando così all'ultimo show.
Giro d'onore con in braccio la piccola Greta di tre anni e tre mesi, lei che la mat­tina, quando l'aveva visto prepararsi di tutto punto per la sua finale, aveva escla­mato:
"Mà, perché papà si mette il costu­me se qui non c'è il mare?."
"Papà va a scrivere un pezzo di storia della nostra atletica"
, le aveva risposto Patrizia (Spu­ri), già azzurra dei 400 metri.
Un sabato da leoni per l'uomo che non aveva vinto mai.
"Non è vero, prima di questo titolo avevo già due medaglie, quella di mia moglie e mia figlia."
il Salto Giusto - Un salto, un solo salto, regala all'Italia il 23° oro nelle trenta edi­zioni dei Campionati Europei indoor.
Ba­sta un salto a rendere giustizia ad uno dei più talentuosi saltatori azzurri nove anni dopo l'impresa all'Arena di Milano, quan­do inatteso volò lontanissimo a 17,60.
No­ve lunghe stagioni senza più avvicinare quella misura da campione. Senza mai provare la soddisfazione di salire sul gra­dino più alto. Senza mai riuscire a guada­gnare una finale Olimpica da Sydney 2000 in poi. Un po' per sfortuna. Un po' per errori piccoli e grandi. Come quella volta che sulla spiaggia di Ostia, mentre si allenava a piedi nudi per rafforzare caviglie e muscoli, finì su una bottiglia rotta e per poco non tranciò in due il tandine d'Achille.
Poi, con la pa­zienza del tecnico di sempre, Luigi Peri­coli, e dopo una lunga fase di alti e bassi, di sedute fisioterapiche per combattere una noiosa sciatalgia, ecco rinascere la voglia di riscatto.
"Sfortuna o errori? L'uno e l'altro proba­bilmente. Ma dopo l'ennesimo flop a Pe­chino avevo giurato che stavolta il finale sarebbe stato diverso. É da settembre che penso a questa finale. Per questo avevo tanta rabbia in corpo, nullo dopo nullo. Sapevo di valere il record italiano e di es­sere il più forte. Era più rabbia che pau­ra però."
e ora, come cambia la vita a 33 anni?
"Diciamo che non mi accontento, sono a un centimetro dal mio vecchio primato al­l'aperto e ho ancora tanti salti da fare per i prossimi tre anni.
Da qui a Londra 2012. Ci sarò anch'io e stavolta senza sfortuna e senza errori "
"Oggi faccio la storia: l'avevo scritto sul mio diario.
Da settembre pensavo a questa finale Lo so: ero il più forte"
"Dopo l'ennesimo flop a Pechino avevo giurato che stavolta sarebbe stato diverso.
Ora non mi voglio accontentare"
Corriere dello Sport Domenica 8 Marzo 2009


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