Schumi scopre una nuova F.1

Non sarà facile per Michael Schumacher, nè imme­diato, nè naturale, rientrare in Formula 1. Non ci stupiremmo se vi riuscisse con successo, ma è innega­bile che il tedesco abbia forzato la sua natura per ri­spondere alla chiamata d'emergenza della Ferrari.
Meno traumatico sarebbe se il profeta del perfezio­nismo avesse l'intera situazione sotto controllo: la co­noscenza totale della macchina, degli avversari e dei circuiti, la sintonia con tutti gli uomini della squadra, la padronanza delle tattiche, le pieghe regolamentari, la forma fisica impeccabile.
Invece sarà costretto a esercizi che detesta quali improvvisare, adeguarsi, ac­cettare situazioni pregresse.
F60 Sconosciuta - La difficoltà maggiore è senz'altro tecnica. La Ferrari F60 è profondamente diversa dal­le monoposto del passato: a cominciare dalle gomme liscie, abbinate a un'aero­dinamica essenziale e a un sofisticato doppio fondo che genera effetto suolo, contraddizione tecnica bizzarramente ritenuta sensata dal legislatore sportivo.
Solo questo gra­dino, solo il passaggio da fine 2008 a inizio 2009, ha spiazzato molti tra proget­tisti e piloti.
Schumi dovrà poi rece­pire le istruzioni sull'uso del kers e delle ali mobili: non farà fatica, tenendo conto della sua straordi­naria capacità di memorizzare quanto viene detto dai tecnici, archiviando il tutto in un incorruttibile file.
Anzi, quel computer di bordo che è il suo cervello po­trà dedicare alle novità energie e attenzioni che fino al 2006 venivano utilizzate per una gestione più com­plessa dell'elettronica, tra procedure di regolazione del controllo di trazione, del launch control, del freno motore.
E ancora: una volta il pilota dava suggerimen­ti per adeguare i software mentre adesso il margine di manovra è davvero minimo, da quando è stata varata l'elettronica standard prodotta dalla Mes (McLaren Electronic System).
Discorso analogo per le mescole dei pneumatici: ormai la Bridgestone ne porta due ti­pi uguali per tutti, e buonanotte.
Duelli Inediti - Inedito il confronto con Sebastian Vet­tel, che pure Schumi conosce bene fino a esserne sta­to in qualche modo padrino della carriera, e Lewis Hamilton.
Non è dato sapere, in questa Formula 1 im­prevedibile - bastano cinque gradi in più o in meno di temperatura per frenare la miglior macchina e metter le ali agli asini -, se in pista ci sarà davvero un duello diretto: i tedeschi impazzirebbero vedendo lottare Schumi e Vettel, mentre il resto del mondo si lascereb­be meglio rapire da un confronto tra campioni del mondo.
In fondo non è stato anche Hamilton un can­nibale, fino a che la McLaren quest'anno si è impan­tanata? e non ha spesso ricordato il peggior Schumi in occasione di manovre discutibili, quando non scorret­te?
Compagno Scomodo - Senza precedenti anche la col­leganza tra Michael e Raikkonen. Li ricordiamo ab­bracciati sul podio di Monza nel 2006, subito dopo la vittoria del tedesco e l'annuncio della Ferrari di aver preso Kimi (quest'anno Schumi chi abbraccerà nel gp d'Italia, forse Alonso?).
Ma in realtà il Kaiser ha sem­pre disapprovato la mancanza di metodo del finlande­se prefendogli Massa, suo allievo e amico.
Quanto agli altri protagonisti, di cui trattiamo a par­te, curioso che Schumi trovi in pista due figli di al­trettanti ex colleghi.
Nelson Piquet e Satoru Nakajima rimasero in Formula 1 fino al 1991, stagione in cui Mi­chael disputò i suoi primi gran premi ( 6).
Anni più tardi, disgraziatamente, quei due convinsero i figlioli a fare il loro stesso lavoro.
di Fulvio Solms
Corriere dello Sport Lunedì 10 Agosto 2009


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