Manny Pacquiao è Pacman

Manny PacquiaoCome accade a tutti i campioni che at­traversano trasversalmente lo sport, anche Manny Pacquiao dovrà fare i con­ti con il passato. Ha messo ko Daniel Cot­to, lo ha travolto sotto una serie infinita di colpi (
" Ero tutto gonfio e non capivo più da dove arrivassero quei pugni. Non ave­vo mai affrontato uno così forte "
, ha det­to il portoricano) ed ha conquistato anche il mondiale dei welter. Il settimo titolo in sette diferrenti categorie di peso.
e qui il discorso si fa più complicato. Pacquiao è un fenomeno del ring. Ha messo via gente come Barrera, Morales, Marquez, De La Hoya, Hatton e ora Cot­to. Qualcuno obietta però sullo spessore di due dei suoi sette titoli. Ha centrato quello dei piuma con l'approvazione del­la mitica rivista " The Ring". Ma quella corona l'ha vinta battendo un eroe del quadrato come Marco Antonio Barrera.
Stesso filone per il secondo punto inter­rogativo. Il titolo dei superleggeri l'ha preso con l'avallo dell'Ibo, sigla decisa­mente minore. Ma quella notte ha messo ko in due round Ricky Hatton. Non stare­mo tanto a tirar su cavilli sui marchi che gestiscono i mondiali.
Pacquiao è forte fisicamente anche da welter, nonostante la sua scalata sia par­tita dai pesi mosca. É capace di mettere giù il rivale con un solo colpo. Ora come quasi quindici chili fa. É veloce, dotato di grande tecnica. Mancino, capace di spa­rare ganci e montanti terrificanti. Ed ha lo spirito giusto per chiudere ogni sfida.
" Mi sentivo una tigre feroce che voleva sbranare il nemico ."
Non sono parole but­tate lì per caso. Basta vederlo in azione per capire quanto ci sia di vero in quella frase.
i conti con il passato li ha aperti Bob Arum, uno dei più grandi organizzatori nella storia della boxe.
" é il miglior pu­gile che io abbia mai visto ."
E Muham­mad Ali, Marvin Hagler o i grandi di qualche anno fa come Ray Sugar Robin­son e Joe Louis? Abbiamo sempre pensa­to che fare i paragoni col passato sia un'impresa improba. Meglio restare ai tempi nostri. E lì i dubbi scompaiono ve- loci come i colpi di Manny. Nessuno è for­te come lui.
Sportivo di talento, personaggio di li­vello assoluto. Nelle Filippine è un vero eroe, durante i suoi combattimenti nel­l'arcipelago cala addirittura il tasso di criminalità. Migliaia in piazza fino all'al­ba per festeggiare la vittoria. Da bambi­no vendeva sigarette in strada, ora è ric­co, molto ricco: ha guadagnato 25 milioni di dollari per il match con De La Hoya, 12 per quello con Hatton, 13 per quello di sabato notte. Solo per resare agli ultimi tre.
Da ragazzo frequentava le vie di Gene­ral Santos City, nel sud delle Filippine. Lì dove ogni giorno si muore nella battaglia tra i separatisti islamici ed il governo. É entrato in politica, ha fondato un partito (" People Champ's Movement", con cui si presenterà alle prossime elezioni). Fa pubblicità a detergenti, medicinali, cibo, telecomunicazioni. E' attore e cantante. Su di lui sono stati scritti due libri e gira­to un film. Presenta uno show televisivo e tiene una rubrica sul più popolare quoti­diano delle filippine. "Time" gli ha dedi­cato la copertina dell'edizione asiatica.
Ricco e famoso, ma non per questo si dimentica della sua gente. Lo scorso set­tembre mentre stava preparando il match con Cotto, ha interrotto gli allenamenti per tornare nel suo Paese sconvolto da un tifone. Si è dato molto da fare nei soccor­si, è andato in giro a distribuire medicina­li e cibo, ha pagato i funerali della gente più povera, ha offerto i suoi soldi per comprare generi di prima necessità.
La sua storia di pugile è cominciata a 14 anni, quando ha deciso che quella avreb­be potuto essere la sua strada. Il papà, per punirlo per la sua ennesima bravata, aveva catturato, ucciso, cucinato e man­giato il cagnolino a cui il bambino era molto affezionato. Divorato dalla rabbia, Manny era entrato in una palestra e ave­va così cominciato la grande avventura.
Ha una moglie, Jinkee, e quattro figli. Tutti i loro nomi se li è fatti tatuare sul braccio sinistro. "Pacman" è fatto così.
Sabato notte ha travolto Cotto. La mo­glie ed il figlio del portoricano implorava­no l' arbitro Kenny Bayless di chiudere quella sfida ormai divenuta impari. Non ascoltati, scappavano piangendo nello spogliatoio. La resa avveniva solo all'ulti­ma ripresa. Un altro ko nel carniere, avanti con la prossima sfida. Inevitabile. Roger Mayweather jr è l' unico che po­trebbe creargli dei problemi. "Pacman" sorride e avverte la banca, sono in arriva altri bei dollaroni.
di Dario Torromeo
Corriere dello Sport Lunedì 16 Novembre 2009




Facebook Twitter

0 commenti

Cerca per atleta

Cerca per mese di pubblicazione


I tuoi commenti su Campioni dello Sport